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REMO FAGGI

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L'Arte  PITTORICA dell'ARTISTA:

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STRALCI DI CRITICA



Da anni seguiamo l’attività, del caro amico pittore, il Maestro Remo Faggi.

Abbiamo voluto rivedere, nel suo studio, le tappezzate pareti, e posti su indovinati trespoli, i meravigliosi suoi dipinti.

La sua attività professionale, specificamente pittorica, non viene meno, nono stante la sua età discretamente avanzata, quindi in declino per il tempo, ma sempre giovanile, sorprendente e abbagliante. In certo senso, fantasia rimasta nel suo folgore, sugli anni della sua intramontabile giovinezza, egli continua, e senza sosta con ammirevole fecondità, a stendere con magico pennello,a gioia dei nostri e suoi occhi, che sanno magicamente vedere per elevazione del nostro spirito, sempre avido di nuove bellezze.

Ci domandiamo se, le sue opere, sono più belle in realtà, ossia in natura, o sotto l’animato e magico pennello Faggiesco: certo, sono, per così dire, trasformate nell’ interpretazione pittorica di chi sa vedere e far vivere la vera bellezza delle cose.

Che dire, poi, dei paesaggi delle diverse stagioni, ora ridenti, ora di intimo silenzio, e degli alberi, e delle acque, che lui sente come compagni di vita? Sono lì nella sua bottega, che ti parlano, appunto o dal trespolo, o delle magiche pareti di casa sua, amiche accoglienti.

Faggi, non fa rumore, non fa chiasso e con nessuno, si affida solo al cuore, alla sincerità del cuore di chi, spassionatamente, ammira, contempla la sua arte.

Vuole che di lui si faccia silenzio, silenzio d’oro, mentre sinceramente, merita da parte della critica, attenzione e commento oggettivo, mentre, invece il pubblico gode della sua arte, insolita oggi, ma nella piena tradizione classica della nostra Italia, che ha dato al mondo del bello, un mondo di bellezze, che il mondo stesso ci invidia: disegno, colore, luce e forme non tradiscono, in Remo Faggi, la scuola italiana e, in particolare quella pavese.

L’Amico nostro , valentissimo pittore, fantastico, sempre nuovo ed attraente, non si stanca mai di abbellire questo nostro mondo, agitato com’è oggi e che ha tanto bisogno di acquietarsi e riprendersi, massime sulle bellezze delle arti figurative e serenamente.

Faggi conosce perfettamente il disegno e cobra magistralmente e, da decenni va abbellendo con pitture a fresco e a tempera, edifici sacri e profani, pubblici e priva ti e decora con quadri ad olio, ora su tele, ora su tavole di legno, oppure all’ acquarello, ambienti di famiglie che chiedono di rendere belle le pareti delle loro dimore, con paesaggi, ritratti, che con l’affresco, sono i temi dominanti della sua pittura.

ELISEO ISOLA

(Pavia 1997)


Le sue belle pagine di vita narrativa, profusa di motivi ambientali e compositi vi, rilevano a meraviglia le sue doti non comuni di acuto osservatore. Le sue opere sono piene di forza per la sicurezza dell’impostazione plastica e il vigore del disegno che carica di tensione ogni particolare della realtà. I suoi soggetti hanno una vitalità di prorompente immediatezza, una sana e fresca esuberanza che il colore sottolinea ed esalta fino ai più raffinati accordi cromatici.

Remo Faggi descrive il suo modello con precisione, con un’indagine obiettiva e riesce, attraverso la cura meticolosa del dato esterno, a dare risalto ai particolari, raggiungendo espressioni di intenso pathos.

ORAZIO PUGLISI

(Pavia 1975)


Remo Faggi è un’artista nostro, per nascita e per ispirazione.

La vocazione al disegno,l’ha portato giovanissimo a Pavia, dove fu allievo di Borgognoni, quindi con Primo Carena, seguì la tecnica dell’ affresco.

Viaggiò all’estero, visitò pinacoteche e studi di noti Maestri, maturò un suo modo, tratto personale, di sentire e di esprimersi.

La sua opera, ritratti, paesaggi, affreschi, ha raggiunto un punto d’arrivo per serietà di intenti, sincerità emotiva di rappresentazione, chiarezza e onestà di lavoro.

I ritratti sono penetrati, sbalzati con evidenza di caratteri e di vibrazioni. I paesaggi rivelano l’attrazione suggestiva del vero, scoperto e filtrato con acuta indagine e rasserenante poesia

Lo confermano i Quadri dei nostri Paesi, le stagioni lungo l’Olona, il Ticino, il Lambro, dove il colloquio con la natura è vivo e intimo, mentre il colore non indulge all’effetto, ma sfiora tutte le sottili e delicate sfumature della nostra terra.

Sentire, prima di dipingere e ricreare il vero con generosa evidenza di intendi menti e di stile: esprimere se stessi e servire l’arte con fervore di dedizione e concretezza di risultati.

AUGUSTO VIVANTI

(Pavia 1968)


Scolaro di Romeo Borgognoni, notissimo pittore pavese, dove apprese i primi rudimenti del disegno. Passò poi nello studio di Primo Carena, pure pavese, Maestro di buon pennello, che gli insegnò i primordi del colorire. Frequentò successivamente altri Maestri e diversi studi d’arte, approfondendo la sua tecnica nei vari stili, e ispirandosi ai Grandi del passato, si formò una coscienza e un modo proprio di interpretazione e, con gli occhi aperti all’arte vecchia pavese, si è fatto da se. E’ venuto su, da quel sano ceppo che è la più che secolare pittura pavese, la quale ancor oggi non è immemore di Giacomo Trecourt, il Caposcuola, di Michis, di Sara, di Buzio, di Rossi, di Oberto,di Buresch, di Kienerch e di altri ancora, e con una sua certa tendenza macchiaiola - che è la particolare nota sua, specie sui paesaggi - che chiameremmo appresa presso Ezechiele Acerbi - il macchiaiolo pavese - se non ce lo impedisse la cronologia; quando Ezechiele morì Remo non era ancora nato.

Nel 1942, egli aveva vinto il primo premio di disegno della Provincia, all’Istituto Tecnico “Bordoni” di Pavia. Rimessosi, dopo la guerra, al lavoro, non si è mai indugiato a guardare a destra, né a sinistra, che cosa facciano gli altri, nè quali fortunati incontrino più liete sorti, in questa Babele di spiriti e di forme, imperversanti nel campo dell’Arte; o più fortunati, o più meritevoli, o più furbi. Non li conosce.

FAUSTINO GIANANI

(Pavia 1968)


Nelle opere di Remo Faggi vibra un sentimento poetico che è ormai raro trova re nella pittura contemporanea, disordinata, confusa e sempre alla ricerca di nuove stravaganze. A queste stravaganze, Remo non ha mai creduto. La sua pittura è limpida, onesta, sincera: specchio delle sue emozioni, dei suoi lunghi colloqui con la natura, della sua partecipazione a certi momenti storici che oggi sembrano dimenticati.

Il paesaggio urbano si trasfigura, sotto il suo pennello: le città si caricano di significati simbolici, acquistano una dimensione umana, attraversata da un soffio di poesia. L’emozione del pittore diventa quella dello spettatore. Questa è la prova più sicura, credeteci, della validità di un quadro. Se qualcosa «passa» dalla tela a chi la guarda, a chi l’ammira, è segno che si tratta di un’opera importante, di un’autentica creazione.

Nella tavolozza di Faggi, del resto, non ci sono trucchi. I colori sono quelli della natura. Prevalgono il verde intenso, il rosso mattone e un rosa aereo, sfumato, che s’impasta con l’azzurro del cielo. Il paesaggio lombardo è reso in tutta la sua malinconica bellezza; ma non fermatevi al paesaggio, se volete comprendere la personalità di questo pittore; apprezzate anche le sue doti di ritrattista (proprio per ché «fedele», il ritratto è un banco di prova che non ammette inganni) e certi studi di nudo vigorosamente plastici.

Siamo di fronte- insomma- a un artista che ha raggiunto la pienezza dei suoi mezzi espressivi e che continua a conquistarci con una grande felicità inventiva. Egli non è arrogante e non è presuntuoso, non parla mai di se; ma parlano per lui i suoi quadri, tutti belli, tutti ispirati . Perciò diciamo che Faggi rappresenta un nome «sicuro», una garanzia, nel gran mare degli equivoci che caratterizza la pittura con temporanea.

IGNAZIO MORMINO

(Milano, 1969)



La dolce serenità delle opere di Remo Faggi deriva innanzitutto da un modo per sonale dell’artista di affrontare la vita, di contrastare il turbine incessante degli eventi, delle emozioni, della nostra stanchezza ed ansia abituali, con calma sicurezza, con una dignità composta e ferma, continuamente riproposta come visione del mondo e delle cose.

La pittura di Faggi è infatti, prima di tutto, un voler dare ordine sulla tela a sensazioni, ad immagini, a luci e colori, nel tentativo di ricostruire, almeno in una dimensione personale, un equilibrio che l’uomo moderno ha rotto: il rapporto immediato e senza infingimenti con le cose, con la natura, con l’ambiente che lo circonda.

E’ anche un dar ordine, con la disciplina severa e paziente di una tradizione pittorica fortemente intrisa di umori lombardi, ad una vena talora fin troppo esuberante, ad una abilità istintiva che va disciplinata e, talora, tenuta a freno.

La tranquillità dello spirito Faggi se l’é conquistata lottando contro le asprezze della vita, contro avversità e sofferenze. Da questa disciplina umana nasce anche la

disciplina artistica dell’artista, il suo desiderio e la sua volontà di proporre la visione di un mondo pacificato e sereno, armoniosamente in tregua con se stesso. Di tante sofferenze è rimasta una vena di malinconia; una lieve ombra di nostalgica distrazione, vela lo sguardo dei personaggi che Faggi ritrae. Ma nulla più, turba questa lezione umana, prima che artistica.

I paesaggi sono distesi sotto una luce calda e cangiante che li disfa con una dolcezza indicibile, in visioni di sogno. E’ un canto per un mondo che sta morendo, che noi stessi stiamo uccidendo. La natura raffigurata da Faggi non è quella selvaggia dei paesaggi romantici,ma quella umanizzata dal lavoro dell’uomo, che tuttavia ha potuto conservare il suo aspetto più caratteristico.

Faggi dunque, ancora una volta, quasi sommessamente, riconferma uno stile di vita, un modo di essere uomini nel contatto amichevole e quotidiano con le cose, anche le più piccole, perché anche in esse è un frammento di infinito.

MARZIO DALL’ ACQUA

(Parma 1971)


Remo Faggi è un pittore molto noto, non solo nella zona del pavese. Il suo nome è conosciuto ed apprezzato in un ambito ben più vasto: ha esposto le sue opere anche fuori d’Italia. E’ quel che si dice un Artista “collaudato” ; il parlarne, quindi, può risultare facile, dal momento che si va sul sicuro; diventerebbe difficile per chi volesse tracciare un profilo critico, per il rischio, di fare affermazioni che altri potrebbero non condividere.

L’Opera di Remo Faggi da’ l’impressione di essere stata eseguita di getto: i dubbi, i ripensamenti, i pentimenti, se mai ci sono, restano cosa sua, tormento e fatica che all’osservatore devono venir risparmiati.

Questi tratti si evidenziano sia dai suoi paesaggi, dalla pennellata fluida, decisa, che avvincono gli estimatori dal gusto più immediato, per una certa facilità di lettura, sia dai suoi ritratti, che costituiscono un capitolo essenziale della produzione pittorica di questo Artista.

Il ritratto, si sa, non è un genere facile, anche se largamente diffuso, quando era l’unico modo, per far conoscere le proprie sembianze; ci sono intere gallerie e raccolte che pullulano di ritratti, dove non sai se fosse più il soggetto ad essere atterrito dall’idea di venire ritratto o il pittore dall’impegno di doverlo fare, tanto l’uno e gli altri sembrano preda di incubi inquietanti. Faggi qui si esprime ad un livello di grande impegno, e per le connotazioni psicologiche che riesce a cogliere, e per l’essenzialità dei tratti somatici con cui individua il soggetto, forse perché, come face vano i Maestri del passato, che mettevano in posa anche Papi e Imperatori, “costringe” a posare i suoi modelli, invece di accontentarsi di dipingere, come si usa, una fotografia spesso anonima.

Di pari passo con l’affresco mi pare giusto citare, perché ad esso connaturato, il grande amore di Faggi per la tematica di carattere sacro, dove il suo talento creati vo raggiunse risultati di intensa partecipazione.

NATALE MALINVERNI

(Pavia 1982)


Remo Faggi è uno dei pittori più impegnati della sua terra.

Eccellente ritrattista, sa dare alle sue figure una concretezza avvincente ed una singolare spiritualità, che le illumina dall’interno; con un segno esile, sensuoso ed una sapiente modulazione tonale. Rivela una straordinaria forza plastica-cromatica, che traduce nella fisionomia dei volti, l’intensità affettiva e la profondità della concentrazione meditativa. Accosta il nitore dei tratti mimici alla luminosità delle composizioni floreali, quasi a decantare la spiritualità agreste e la sua assimilazione umana. Anche le vedute, ispirate alla campagna lombarda, sono permeate dallo stesso amore per la verginale genuinità delle immagini, velate tuttavia da una sfumatura vesperale ad attenuare il lampo che guizza improvviso, tra il fluire delle pennellate lunghe e distese, come un allarme per le devastazioni operate dalla trasformazione industriale che contamina l’antica bellezza del paesaggio. In tutte le tele si nota soprattutto una rigorosa coerenza stilistica, confortata dalla osservazione attenta e trepida dell’influenza ambientale sull’educazione dell’intimo.

L’agile ritmo dinamico, la morbidezza delle forme, il gioco dei piani di luce in funzione prospettica, la vibrazione giovanile dei corpi, tutto è strutturato da una armonia che evoca suoni e carezze dell’infanzia, tradotti nelle percezioni visive dal delicato contrappunto chiaroscurale.

E’ una variazione musicale sul tema della nostalgia ed il pentagramma è suggerito dal richiamo di desideri e sogni infervorati dalla agile fantasia e dalla spensieratezza adolescente.

La maturità poetica può ricrearne il calore grazie alla sensibilità fecondata dalla rettitudine morale e dalla fede nell’Arte

PIERLUIGI MENAPACE

(Pavia 1970)


Questo pittore pavese di Corteolona, allievo di Borgognoni, ha succhiato dalle strade strette con nomi fascinosi (Vicolo Stilicone), dalle rosse chiese austere di devozione, di mistero e di arte, dalle assolate piazze, piene di meditativi silenzi, delle romantiche campagne ricche di acque e di ombre verdi, il genuino senso della natura, della bellezza, della storia, che è proprio della Pavia antica e alto-medioevale.

Dal che si vede che quando c’è il sentimento vero che si apre alla natura e la interpreta, quando c’è l’arte nel suo significato di tecnica e ispirazione, ogni paesaggio può diventare fonte di poesia, come ogni natura morta ( fiori variopinti, papaveri, un grappolo d’uva, melagrane...), come una donna bella nella sua vanità (o non piuttosto nel pudore della sua splendida nudità?).

Faggi è un erede della tradizione pittorica pavese, che sente l’Impressionismo, con inconfondibile personalità nel rigore logico di uno schietto disegno.

LUIGI ALFONSI

(Varese 1969)


L’amore per la tradizione classica conduce Faggi a forme calde e luminose, carezze delicate di bagliori e di ombre...

C. GIGLI MOLINARI

(Genova 1969)


Canta il paesaggio pavese con un lirismo proprio di chi ne è figlio...

G. L. BENNATI

(Varese 1969)


L’incanto della natura pavese ha costituito e costituisce tuttora per Faggi il moti vo della sua ricerca ispirativa.Qui l’Artista trova modo di mettere in risalto la sua vena poetica di fronte ad una campagna, ad un gruppo di case, a viuzze snodate e ciottolose. Ma da questi ne viene il profumo dei campi lambiti da ruscelli chiacchierini, il rimpianto delle vecchie abitazioni, l’invidia per il silenzio che domina sulle persone e sulle cose. Opere che possiamo paragonare a pagine scritte con linguaggio semplice ma comprensibile e ricco di fascino.

LINO LAZZARI

(Bergamo 1973)


Remo Faggi è principalmente, per la scelta dei contenuti e dei soggetti, un pittore della natura, poiché egli passa con estrema facilità dal ritratto al paesaggio, dove però si sofferma sempre in termini pittorici.

La Sua arte, degna e sicura, unisce in perfetto accordo gli insegnamenti che, con la sua raffinata personalità, ha appreso dal Borgognoni, il suo maestro. Da ciò ha origine un’arte pittorica che è piena di vivacità e di un’eletta sensibilità, che realizza, con brillante senso del colore, dai toni caldi,qualche volta direi quasi accesi dal fuoco, un’opera pittorica molto armoniosa e ben disposta, dallo stile squisito, piena di magia,che si allarga oltre la bellezza dei soggetti, dei personaggi, delle figure, fino a noi.

Come ritrattista, Remo Faggi si capisce dalle sue figure, cui presta una sorprendente realtà ed una eccezionale spiritualità, che egli illumina e ravviva dal di dentro con un morbido tratto appassionato e sapiente modulazione di colore, libera da ogni pathos: un parametro tra la persona e ciò che la circonda. Con una straordinaria forza piena di colore dà ai lineamenti la reale espressione ed al contenuto meditativa concentrazione.

Questo fenomenale artista è condizionato dalla quiete e da una vita interiore concentrata e raccolta, perciò qualora questi elementi venissero meno, tali risultati non potrebbero essere raggiunti, poiché a tal punto l’arte è lo specchio dell’anima dell’artista, né con il valente tratto o con il brillante senso del colore, né in altre circostanze.

I paesaggi poi, illuminano la suggestiva potenza della realtà, nascono e vivono grazie ad accurati studi e serena poesia.

Il motivo delle sue ispirazioni ha radici nella magia della sua terra, del patrio luogo con i suoi campi, le sue genti, il chiacchierio dei suoi ruscelli, che permetto no all’artista di sviluppare tutta la sua inclinazione poetica fino all’estasi.

MATTHIAS INSAM

(Monaco di Baviera 1988)


Faggi sente dentro di se l’arte, basti osservare attentamente le sue tele, paesaggio ritratti che siano, mettono subito in luce una grande maturazione dell’artista, come una scelta consapevole.

Fuori dalle mode degli intellettualismi, della bagarre che continua a sconvolgere il mondo delle arti visive, Faggi ha centrato la sua pittura, su fatti reali della vita quoti diana; anche se un tempo poco apprezzata, per l’intromissione dell’astrattismo, ora sta vivendo il suo tempo, quel vivere che l’artista sente di possedere per se e per gli altri.

ENEA FABBRIS

(Lignano Sabbiadoro 1991)


Non possiamo dimenticare il carattere poliedrico, le diverse forme delle sperimentazioni di Remo Faggi: il paesaggio (nelle varie angolature forse troviamo le tonalità predilette) , il ritratto (lasciatemi vedere nel vivissimo autoritratto la traccia remota del dolore conosciuto nei lager), le nature morte (quei fiori così improvvisi, così nuovi) i soggetti religiosi, le allegorie, sino ai grandi affreschi che rimangono in molte chiese.

Se volessimo proprio attribuire una definizione alla pittura di Remo Faggi, allora preferirei, forse con inclinazione sentimentale, una citazione, da un pavese ben noto, uno scrittore di storia e di arte, Faustino Gianani che scorgeva nel pittore Faggi una certa “ malinconia che si riflette nel nostro spirito “.

GUIDO PERONI

(Pavia 1988)


Ogni quadro di Faggi è una porzione di vita, vista, vissuta e ricreata mediante una raffinata sensibilità...

M. LONGHI

(Varese 1969)


Padrone del disegno, Faggi taglia il quadro con equilibrio e si avvale di una tecnica macchiaiola semplice, con la quale risolve per lo più i paesaggi, che risulta no freschi e senza incertezze...

P. L. TALAMONI

(Varese 1969)


I colori son sobri e dosati tenuti sulle gamme degli ocra con improvvise accensioni tonali nelle vedute verspertine. Le inquadrature di Pavia e gli scorci dei nostri fiumi sono colti con fresca immediatezza bozzettistica in un descrittivo racconto di immagini che raggiunge con particolare efficacia nella visione poetica di quella campagna lombarda dove Faggi vive e dalla quale egli trae ispirazione cercando l’incomparabile dolcezza dei contrastanti calori del suo cielo delle sue acque scorrenti fra il verde degli alberi.

Faggi affronta coraggiosamente anche la ritrattistica che esegue con elementi classici plasticamente ben risolti.

IM. BALESTRERI

(Genova 1969)


 

I discorsi di Remo Faggi sono i quadri, le parole sono le pennellate, ogni suo dipinto è quindi appunto espressione atto d’amore, tentativo di comprensione, di approfondimento. Remo Faggi, si direbbe, studia, vive, ama attraverso il suo pennello. Così ogni suo ritratto non è una semplice riproduzione del personaggio, bensì quasi un discorso su di esso: Faggi cioè cerca non soltanto di testimoniare dall’esteriore, ma anche dall’interiore; i tratti del volto non gli bastano, egli cerca quelli dell’anima - come li sente, come li intuisce, come insomma li registra nel momento stesso in cui dipinge. Ciò, (insieme certo con il suo raffinato mestiere; la sua padronanza del disegno, la sua consumata esperienza) può forse spiegare la rapidità con cui egli lavora.

MINO MILANI

(Pavia 1987)


Paesaggi dipinti a larghe pennellate, chiese, casupole immerse nel pieno sole degli afosi meriggi della Pianura Padana; autunni tiepidi, velati di tenue malinconia trovano vaste risonanze nel suo e nel nostro animo. E poi ancora figure di fanciulle, di bimbi, di giovinetti, maternità, soggetti religiosi: tutto un mondo dal nati vo fondo realistico, una spontanea inclinazione narrativa che prende le mosse dalla cultura non solo pavese. Un miscuglio di tecnica e di poesia; di saggezza e di misticismo per esprimere nell’armonia delle composizioni l’interiorità della luce, il chiaroscuro di morbide fusioni dei paesaggi, il modellato delle figure umane, l’espressività esistenziale. Per cui,nel nostro Artista dal vibratile e vario procedere, troviamo il segno di una meditata (oseremmo affermare “ostinata”) volontà di evidenziare nelle belle cadenze, nei ritmi armoniosi, nelle proporzioni esatte e nello splendore delle forme, il meglio e il più valevole.

Disegni, acquarelli, oli e felici momenti di stati d’animo. Professione di fede di fronte ai Grandi Maestri.

Con un fondo di simpatia per il paesaggio ad olio e ad acquarello e per le figure ritratte nelle loro sembianze e nella loro interiorità.

Il fascino della pittura di Remo Faggi, sta nel realizzare in forme e termini uni versali gli incontri quotidiani, i sentimenti intimi e delicati, le espressioni candide dei volti. Affinché quell’impronta che è sua, più nel naturale sviluppo, rimanga tale e possa a buon diritto offrire sempre al pubblico, pensieri d’amore, di gratitudine e di riverenza.

ANTONIO OBERTI

(Torino 1988)


Remo Faggi conserva, nella sua pittura, la semplicità fresca e feconda della sua terra. E’ la sua, un’arte schietta e felice, che parla immediatamente al cuore, che conquista subito l’anima.

RESY SPALLA

(Pavia 1969)


 

Un'innamorato dell'arte, Remo Faggi, il pittore pavese che nell'arco dell'intera vita ha saputo immedesimarsi con la sua pennellata attenta e fascinosa, nelle suggestioni di innumerevoli ambienti, in Italia ed all'estero.
Una poesia che ha al suo attivo tante manifestazioni espositive, ed è stata anche trasmessa da questo celebrato pittore ad una numerosa schiera di allievi.

SIRO BRONDONI

(Broni 2002)



Chacune des toiles de Remo Faggi est un hommage à sa terre lombarde où les coloris expriment plus que leur intrinsèque valeur. Enrichis par la lumière qui régente et transforme toutes choses, la peinture de Remo Faggi est une pure manifestation suggestive, à la délicate caresse où chaleur et luminosité se confondent et ennoblissent les cieux d’azur, les verts des arbres. Simplicité pure, fécondité d’une terre riche, s’expriment dans un style figuratif traditionnel qui pane à l’âme et la retient.

VÈRA MANUELLE

(Parigi 1971)


Faggi ha speso tutta la vita nella spiritualità della natura e dei volti.

Tutta la Sua vita è stata vissuta per esprimere sentimenti, idee sul bello, esperienze direttamente vissute, e, in qualche modo trasfigurate.

Tutta una vita per rendere conto al Creatore, dei talenti ricevuti e moltiplicati.

Faggi è un poeta - pittore, ha studiato i classici, sa esprimersi con una pennellata spontanea e veloce o fluida non senza atmosfera romantica. Avverti quel senso d’immediatezza e freschezza che quasi ti fa scordare che ogni opera d’arte è frutto di impegno, studio fatica. Ci sarà anche chi si diverte soltanto, ma è l’eccezione. Faggi, è stato detto, è inventivo e raffigura paesaggi e volti vari con tecniche diverse che rivelano maturità espressiva.

Si è, il Nostro, innestato nella tradizione locale, recependo ai grandi Maestri pavesi del secolo scorso e di questo, il messaggio lasciato nel corso dei tempi da chi lo ha preceduto nell’arte pittorica, nel disegno, nella grafica e nell’affresco.

E, così, Egli è assurto a figura di moderno classico, che comunica agli esperti, e alla gente semplice del popolo, sia come saggista, sia come ritrattista, il Suo animo commosso di fronte alle bellezze della natura, che sono poi quelle di Dio!

SAURO RAZZANO

(Pavia 1986)


...Il Faggi è un romantico ricreatore di atmosfere.Si vedono ad esempio certi paesaggi, i fiori, ed alcune composizioni nelle quali l’eleganza, il tono ed il ritmo sono pienamente realizzati. Un pittore, lodevolmente teso verso nuove mete...

La pittura nel nostro artista è facile, comprensibile da tutti, è la proiezione idea le di un sentimento che si esalta e vive a contatto con quanto la tavolozza del crea to ogni giorno illumina, crea, rinnovella.

ALBERTO MIRARCHI

(Pavia 1970)


E’ una pittura onesta e sincera quella del Faggi, che ha un suo valido posto nell’arte di oggi, e un suo valore.

EBER

(Pavia 1968)


Opere del Faggi si trovano in diverse chiese e in molte raccolte private. In tutte appare la precisione del tocco, la sincera ispirazione in ogni soggetto: paesaggio, natura morta, figura. Un felice intuito personale emerge in particolare nel ritratto che egli sa animare pur nella ricerca della fedeltà dell’immagine. Nel paesaggio il Faggi raggiunge particolare efficacia, nella visione poetica di quella campagna lombarda, dove egli vive e dalla quale trae ispirazione evocando la incomparabile dolcezza dei contrastanti colori del suo cielo e delle sue acque scorrenti fra il verde degli alberi.

Faggi si collega così alla tradizione più sincera ed espressiva del migliore Ottocento italiano.

EUCARDIO MOMIGLIANO

(Milano 1968)


La pittura del Faggi ha virtù indiscutibili; è un’espressione sincera dominata da una gestualità pacata e sicura; tutto è molto controllato anche se decisamente spontaneo. Annunciato da una dovizia di pastelli, nei suoi dipinti, il cielo prende buona parte dello spazio: la tecnica è tra le più semplici e al tempo stesso più ardue poi ché presuppone la felicità dell’intuizione. Questi elementi sono costanti in tutto lo svolgimento, ormai ultraquarantennale dell’opera del Faggi, assorbendosi nei successivi gradi di maturazione espressiva, e costituiscono il suo riconoscibile stile, imperniato sulla chiarità dei toni che non sono mai biaccosi e l’impazienza nel tagliare i primi piani come a elidere il primo limite allo sguardo che cerca più avanti e, dopo essersi soffermato sul tema del dipinto, fugge oltre, a perdersi sulle linee dell’orizzonte. Considerando queste valutazioni crediamo di aver concesso all’o pera pittorica di Remo Faggi il fondamentale riconoscimento nel determinare la valenza artistica, e cioè un gusto equilibrato tra meditazione per la forma e istinto emozionale per la poetica che svolge, svelando l’immagine come da dentro una bruma monocroma, dove grazie ad essi i paesaggi esprimono quella statica luminosità attonita, così caratterizzante della sua espressione.

CARLO GRUGNI

(S. Cristina 1998)


Confluiscono nell’arte di Faggi sentimenti e armonia che sono l’espressione di una condizione interiore di ordine e di calma, senza di cui non basterebbe neppure l’abilità del segno ( di cui egli dà prova certissima nei ritratti) né le scelte cromatiche e vividi accostamenti. Un’arte che il sentimento vela e talvolta quasi annebbia di mestizia, o forse solo di ponderazione e di un vivo senso di responsabilità. Quanto si può e si deve ancora chiedere oggi a un uomo, a un artista, a un poeta.

CESARE MACCARI

(Parma 1971)


 

Una autentica riservatezza, riguarda la vita di Remo Faggi, come uomo, ma essenzialmente come artista in tutto il suo percorso fin qui compiuto. Un percorso dalle due tematiche: il Paesaggio e la Figura. Un paesaggio consueto, fatto di brume, di sottili nebbie, di acque, con le sue particolari luci. Visioni domestiche, attraverso cui, Remo Faggi, manifesta una certa malinconia, una inquietudine, raccontate con interiorità, con un crepuscolarismo, che ogni tanto si accende di piccoli bagliori intensi come lame.

Remo Faggi, artista di musiche Gregoriane e di lunghi silenzi, si impone dalla sua provincia, come artista di ampio respiro internazionale, per la sua intelligenza, per la sua tempestiva coscienza umana ed artistica.

Di lineare bellezza, le sue figure, costruite per appositi spazi e per apposite atmosfere, ove l’anatomia si unisce alla psicologia, ove tutto si fonde in vari piani, presenze e intuizioni nelle alternanze di ombre e di luci trasparenti.

Figure che, nell’armonia dei cromatismi, donano musicalità al colore che sotto linea la mano sicura e il disegno di Faggi Remo.

Numerose le sue opere a fresco, eseguite in diverse Chiese e presso Enti pubblici e privati.

Ma non possiamo concludere, senza parlare dei suoi ritratti. Volti scolpiti, forti e dettagliati, per l’approfondimento dei particolari, con una sola linea e con un colore dominante, si, da evidenziare la situazione esistenziale e caratteriale delle persone.

Un grande artista insomma, questo Remo Faggi, che tutti noi potremo averne visiva conferma da queste sue opere.

GIORGIO FALOSSI

(Milano 1998)


Ma l’ambiente che in particolare costrinse dapprima la sua vocazione ad esprimersi con il disegno, fu un Lager tedesco, ove venne “circoscritto” per due anni. Nel Lager traumatizzante di continuo, per molti mesi, costretto a sofferenze inaudite, cominciò a disegnare carcerieri, custodi, prigionieri testimoni di una tragedia che non potrà mai essere rappresentata, nella sua totalità da nessun interprete sia pur sommo, gli servi tuttavia ad affinarne l’anima meditativa.

Al suo ritorno in Patria, fece seguito un periodo di lungo silenzio, vissuto, entro certi limiti, nel dolore di traumi dalle cause non sempre confessabili, confortato da qualche dolce memoria. Se non che gli amici, la moglie con paziente graduale discorso lo ricondussero a rivivere i ricordi legati ai miti dell’infanzia, della giovinezza prima. Remo intravide allora lo sfilarsi di un corteo di affetti profondi, mirò lo sguardo buono del Borgognoni, riudì serena la parola del Carena...

Gli parve di scorgere un uomo nuovo e si sentì nuovo, osservò il paesaggio maternamente accogliente della propria terra, in trepida attesa per una rinascita radicale, ne colse i segreti battiti dell’anima, cominciò a trasfigurarli, per comunicarli a uomini vaganti nello smarrimento... Quindi, critici dalla cultura «fine» e acuta quali, dapprima, il prof. Luigi Alfonsi, docente emerito presso l’ateneo pavese, il saggio p r o f. Eucardio Momigliano, l’editore critico e scrittore dott. Cesare Maccari di Parma, Ignazio Mormino, Augusto Vivanti, altri ancora, ne penetrarono con oggettività i valori.

Di formazione adunque lontana, ma in evoluzione continua, Remo Faggi, per la tecnica informata dapprima a un impressionismo talora incerto, per lo studio amo roso degli effetti di luce su limitate distese d’acqua, ricreando conforme a tonalità avvincenti il mondo articolato dei vari modi dello spirito, spesso ci dona indimenticabili impressioni di un movimento avvincente per una sua vita essenziale.

Ricerca costante e tormentoso sentire son rappresentati dal succedersi dei para metri che indicano l’indagine artistica o il sostrato di cultura relativi all’attenta, ispirata attività del nostro. Invero i suoi motivati lirismi con immediatezza evidenziano talora una singolare, puntuale eziologia, sintetizzata con cordiale potere tra sfigurante, che approda a conquiste salde. Che in Faggi mai è presente la forma elementare dell’innocenza, nessun semplicismo di fondo, sebbene certe apparenze hanno invogliato qualche critico a una recensione frettolosa, impreparata. Infatti nelle sue tele, nelle tavole si può leggere una scaltrezza progressiva, ad opera di una sofferta meditazione lineare, che deve essere evidenziata, per intendere appieno la formulazione concettuale, poiché, diversamente, si corre il pericolo di presentare un «excursus» marginale, angusto nell’analisi e perciò almeno in parte falsato, superficiale. Non mi pare - a tal riguardo - che nessuno abbia sinora avvertito come sia interessante sentire e vedere l’ansia di Remo nella ricerca di nuovi spazi: siamo dinanzi a una invenzione quasi mai pausata. La luce-colore trascende ogni ombra di contraffazione. La rappresentazione del «vero» lo rende insomma incline a universalizzare contenuti e forme, sì da spontaneizzare di frequente una lettura da intendersi come motivo fantastico, che, con personale coerenza, si innesta sulla logica «quasi affatto immune da patine umbratili...».

Pochi coefficienti sintetizzati dall’artista - perché sperimentati sino in fondo dalla sensitività dell’uomo - qualche volta bastano perché seducenti sian le visioni create, vibranti di morbida armonia: la luce temperata stilla allora attraverso spiazzi verdi, rossastri, popolati da giovani alberi, coronati da un’atmosfera che sembra allargarsi verso orizzonti più sconfinati, filtrati da un’aria misteriosamente decantante.

Certi suoi paesaggi («Pavia e il suo fiume», «Campagna padana», «La vecchia fattoria», «Vicolo di città», «Vie di paese», «Il porto di Bardolino» ) son talvolta dipinti con impasti abbondanti, sintonizzati sull’onda di una policromia fascinosa, solo in apparenza, forse, metafisica. Paesaggi i quali son legati all’influenza ora di Lega, Fattori, Signorini, ora del Costa, del Cannicci, respirati peraltro conforme al divenire dello spirito. Paesaggi nei quali Remo, ricorrendo a tocchi calati con occhio assuefatto ai valori musicali della scansione del tempo e dello spazio, se si è adoperato - annunciandoci il suo neorealismo, implicita l’eccitazione - , per rapi re al sole effetti di rara bellezza, è riuscito a creare pure una sua estensione intuendo vie nuove circa la spartizione della luce.

BRENNO ROMITI

(Parma 1972)


Nelle tele del pittore pavese, Remo Faggi, noi abbiamo intravisto la vigoria e il sicuro muoversi di lui nei luoghi della campagna dove è cresciuto ed ha educato la sua mente. Un critico d’arte, ha trovato nei quadri campagnoli di Remo Faggi, una certa tristezza, un altro l’aspetto del suo umor malinconico, e un altro ancora la stravagante letizia dei goliardi medievali, io vi ho sorpreso la luminosità dell’intuito ecologico, impresso dalla natura ai luoghi da lui individuati e tradotti, con padronanza di linee e di impasto. Egli ricostruisce le creazioni della natura e quelle del l’uomo accrescendone gli aspetti, sempre controllato, equilibrato, vivo-vivente nei colori e vorrei dire nello stile: stile visivo e pur tanto gradevole come le vibrazioni di un’anima fraterna. E’ questa familiarità delle rappresentazioni del Faggi pari al sorriso del verde agreste e del cielo trasmutatisi costantemente tanto nella fugacità della forma quanto nella staticità del contenuto: staticità e fugacità legate l’una e l’altra per vero miracolo di intelletto e d’amore.

Ammirevoli per il magistero coesivo e animoso sono i quadri «Piazza assolata di Pavia», «Specchio a Chioggia», «Risveglio sull’Olona», e altri squarci di vita solitaria e cittadina, che riflettono il linguaggio delle acque del Ticino, dell’Olona e del Naviglio,giustamente lodati dalla critica migliore, per l’appassionata predilezione e competenza che il Faggi dimostra nel panorama paesaggistico, nella gamma floreale e nella natura morta. Remo Faggi adora la soave castità dell’infanzia, quale emblema della vita che dirada i veli del sonno profondo e presenta l’aurora della «favola breve»: lo stelo che diverrà virgulto e tronco lieto, portatore di forti rami e foglie e frutti prosperosi. Egli ama la famiglia e i figli, e, al pari di Paolo Uccello che amava gli uccelli e ne dipingeva tanti alle pareti di casa, il Nostro riempie le sue tele con immagini di fanciulli dai lineamenti celestiali e dagli occhi ora incantati, sereni, aperti, ora penso si e radianti come forieri di prossime letizie. Vi accorgete, quasi senza volerlo, de l’armonia delle forme in ogni loro particolare: la linea perfetta dell’arco sopracciliare, la sagoma del naso, la splendida compostezza delle labbra, la soavità delle guance e la ghirlanda aerea dei capelli: è tutto un susseguirsi di accesso lirismo che mette in cuore tanta volontà di amare e di essere amato. E più li guardate e più vi sentite desiderosi di fermare l’attenzione su ognuno di essi, per coglierne il pensiero occulto oltre quello empirico, espresso dai lineamenti.«Il pensiero occulto»! Non tutte le opere espresse nell’arte figurativa dei più,rivelano il mistero che si cela nel loro intimo; mentre tutta la corte dei fanciulli riprodotti dal Faggi, mostrano dal viso il cuore. Fermatevi a guardarli acutamente; e a poco a poco le dolci linee del loro volto, gli occhi, le labbra si muoveranno al sorriso e vi parleranno. Il resto delle figure da lui ritratte lo interessa poco; egli pensa con Leonardo, che i lineamenti del viso possono da soli illuminare una personalità. Ecco perché i fanciulli del Faggi sono quasi tutti presentati a mezzo busto. Pare ch’egli dica, e non gli si darebbe torto se lo dicesse, che l’anima che noi cerchia mo in ogni creatura non si nasconde nelle membra bensì nel viso, e più marcata mente negli occhi.

Non voglio impancarmi a profeta se penso che Remo Faggi sarà lodato dai critici come il pittore dei fanciulli; ma non si creda ch’io dimentichi un altro speciale aspetto della sua sapienza del ritratto: la scultura pittorica delle giovanette.

vibranti di morbida armonia: la luce temperata stilla allora attraverso spiazzi verdi, rossastri, popolati da giovani alberi, coronati da un’atmosfera che sembra allargarsi verso orizzonti più sconfinati, filtrati da un’aria misteriosamente decantante.

Certi suoi paesaggi («Pavia e il suo fiume», «Campagna padana», «La vecchia fattoria», «Vicolo di città», «Vie di paese», «Il porto di Bardolino» ) son talvolta dipinti con impasti abbondanti, sintonizzati sull’onda di una policromia fascinosa, solo in apparenza, forse, metafisica. Paesaggi i quali son legati all’influenza ora di Lega, Fattori, Signorini, ora del Costa, del Cannicci, respirati peraltro conforme al divenire dello spirito. Paesaggi nei quali Remo, ricorrendo a tocchi calati con occhio assuefatto ai valori musicali della scansione del tempo e dello spazio, se si è adoperato - annunciandoci il suo neorealismo, implicita l’eccitazione - , per rapi re al sole effetti di rara bellezza, è riuscito a creare pure una sua estensione intuendo vie nuove circa la spartizione della luce.

FILIPPO FICHERA
Milano 1972


 

 

 

 

 

Contatti

 

 

Remo FAGGI

 

Indirizzo: Viale Rimembranze, 12
Santa Cristina e Bissone (Pavia)


Telefono: +39 0382 70175

Cellulare: +39 340 30 32 450

e-mail: remo_faggi@libero.it

 

 

 
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
                                                                   

Artista:   Remo  FAGGI         

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